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scrivo di viaggi ma non chiamatemi travel blogger
Blogging

Scrivo di viaggi, ma non chiamatemi Travel Blogger

Tempo di lettura: 6 minuti

Qualche giorno fa ero sul mio account Instagram. Ho guardato la mia biografia di sfuggita, mentre scorrevo il profilo. Non stavo cercando nuove parole per descrivermi. La mia presentazione mi piaceva: “Fondatrice del Blog Sarà Perchè Viaggio. La mia vita? Esplorare, sognare, scrivere.”

Questa sono. Non avevo bisogno di modificare nulla.

Ma proprio come un fulmine a ciel sereno, è arrivata questa frase, che ha iniziato a ridondarmi in testa, come una musichetta. Una di quelle di cui canticchi le uniche 3 parole che conosci, fino allo sfinimento: “Scrivo di viaggi, ma non chiamatemi Travel Blogger”.

Ci ho pensato.

Non è una frase casuale e non è una frase che mi sono sognata come il nome del blog (ma questa è tutt’altra storia). È una frase frutto di numerose risposte che mi sono data fin dai primi mesi dopo la pubblicazione del primo articolo.

Ma partiamo dagli esordi.

Dopo aver pubblicato il blog Sarà Perchè Viaggio, ho dato una bella rinfrescata ai miei account social. Trascurati. Molto trascurati. Talmente trascurati che avevano foto così vecchie, che pure mia madre avrebbe fatto fatica a riconoscermi.
Oh, che bello! Su Facebook posso aggiungere anche una biografia. Allora scriviamo: Travel blogger presso Sarà Perchè Viaggio”.

Non mi convinceva definirmi Travel Blogger (figuriamoci oggi), ne tanto meno vivere “di social”. Ma “Se tutti fanno così è perché si fa così. Quindi sarà meglio che mi adatto se voglio diventare grande come loro”, pensavo. Niente di più sbagliato. Ma ancora non lo sapevo.

I primi due mesi di blog sono andati bene. Ho scritto articoli su viaggi passati.
Poi, due mesi dopo, il primo viaggio serio. Un viaggio che per me significava tantissimo, un viaggio in Lapponia, nella mia amata Lapponia. Sì, sono una di quelle pazze che ama la Lapponia e tutto ciò che è freddo (tranne i ghiaccioli: quelli li odio proprio).

Da brava blogger, anche se esordiente, partire significava:
• pubblicare storie in continuazione;
• aggiornare i followers, amici o quel che si voglia, con un diario di viaggio con più dettagli di un ricamo fatto a mano.

Riassumendo: dovevo stare attaccata al telefono o al pc per più del 50% del viaggio (se non di più). Tra registrare storie, pubblicarle, editare foto, scrivere descrizioni e trovare hashtag. Si, molto probabilmente anche più del 50% del mio tempo in viaggio, SPRECATO.

Si, perché di spreco si parla. E ne sono fortemente convinta. Soprattutto adesso, ma già allora l’avevo intuito.

Io non ci sono stata.

Ho scelto di godermi il viaggio. Immagazzinare informazioni da passare poi ai miei lettori tramite gli articoli del blog. Ma soprattutto avevo bisogno di provare emozioni, sentirle sulla pelle. Sono proprio le emozioni che mi fanno buttare giù articoli su una pagina bianca, senza controllo, come se la mia mano fosse mossa da qualcun’altro.

Poi sono rientrata dal viaggio in Lapponia. Felice anzi, felicissima della mia esperienza e di conseguenza con una voglia immensa di scrivere. Raccontare dell’escursione con i cani da slitta e dell’uscita in motoslitta a cercare l’aurora boreale. Avevo l’entusiasmo di un bambino il giorno di Natale. Mi mancava solo il tempo materiale per fermarmi da tutti gli impegni e ricominciare a scrivere. Non vedevo l’ora! Era quello che volevo fare, scrivere, scrivere e scrivere ancora.

Poche storie pubblicate, nessuna foto (che comunque avevo in programma di pubblicare eh). Anche solo per questo, per il mio non voler sprecare il mio prezioso tempo in viaggio, non chiamatemi travel blogger. Non ci riesco, è più forte di me.

Però, in molti hanno iniziato a chiedermi: “Ma cosa hai aperto un blog di viaggi a fare se non condividi e fai poche storie mentre sei in viaggio?”.

Crisi.

Questo era proprio quello che non volevo fare. Io mi volevo godere i viaggi così sudati, con tutti i sacrifici fatti per potermeli permettere. Ho passato giorni di dissidio interiore e mal di testa: seguo ciò che voglio fare o ciò che devo fare? La conclusione è stata che dovevo. Perché “tutti fanno così. Quello è il metodo giusto. Il mio è quello sbagliato”.
Il mio non amare particolarmente i social era sbagliato, per quello che volevo fare. Dovevo fare storie su Instagram, aggiornare i followers ad ogni spostamento. Solo l’idea mi faceva venire il mal di pancia, ma dovevo.

Così doveva essere.

Nel viaggio successivo mi rassegno e ci provo. Parto convinta di DOVERLO fare e ci provo. Non so se il destino, una coincidenza o la casualità, ma qualcuno mi ha mandato un messaggio forte e chiaro: “Peeeccccato in questa zona delle Filippine la connessione è praticamente inesistente”.

E lì ho esclamato: “Che bello! Così ho una scusa per non essere social”.

Una scusa. In quel momento mi serviva una scusa per non fare ciò che non volevo. Incredibile. Proprio io che avevo pubblicato il blog perché è ciò che mi piace, ciò che amo fare perché per me scrivere è ossigeno, mi fa stare bene.

Ma in quel momento ero confusa, molto confusa.

Per fortuna, anche in questo caso, mi sono goduta il viaggio. Ed ho capito. Ho capito che non esiste un modo giusto o sbagliato per scrivere di viaggi, solo perché “tutti fanno così” o “si deve fare così”.
Esiste il mio modo. Perché è l’unico che conosco. Esiste il mio modo di viaggiare, di condividere, di emozionarmi, di approcciarmi a questa cosa fantastica che per me è scrivere di viaggi.

Quindi.

Sono una pazza che ha intitolato questo articolo “Non chiamatemi Travel Blogger” per attirare l’attenzione e basta?

No. Si forse un po’ pazza lo sono in realtà, ma questa è un’altra storia.

Mi sono approcciata al mondo del blog di viaggi per pura passione dello scrivere e dei viaggi, l’avrai capito ormai. Ancora prima di cliccare su “pubblica”, ero consapevole che avere un blog è una cosa che va di moda. Che se non viaggi, non sei figo. Che se viaggi e non hai un blog, non sei nessuno.

Nessuno? Ma non scherziamo.

Entrando a far parte di questo mondo ho capito che la gravità della situazione è molto più elevata di quello che pensassi. E mi prendo tutta la responsabilità delle mie parole. Ho trovato un MONDO MARCIO (e no, non il cantante).

Qualche esempio?

Nell’ultimo periodo mi sono dissociata da ogni gruppo di blogger possibile ed immaginabile che ha come obiettivo la condivisione. Condivisione 2 paia di palle. Ma ora ti spiego meglio.

Un mondo fatto di gruppi Facebook, Instagram, Telegram e più ne ha più ne metta, in cui:
• tu commenti il mio articolo e io poi commento il tuo;
• gruppi in cui appena si pubblica una foto, tutti devono mettere like (sì, ho scritto devono. Ci sono alcuni che addirittura controllano uno ad uno, se tutti hanno messo i like ed in caso ti buttano fuori dal gruppo);
• i gruppi Telegram, da quello che ho letto, addirittura funzionano in fasce orarie. Cioè tu pubblichi alla determinata ora, così le persone in quel gruppo mettono like alla stessa ora, aumentando la copertura dei tuoi post;
• ma il pezzo forte sono i gruppi Facebook chiusi. Quelli sì che sono il top. Quelli in cui: il lunedì, tutti devono mettere like e lasciare commenti su Instagram agli altri; il martedì, stesso discorso, ma per YouTube, e così via. Indicando pure delle regole con un numero minimo di parole che il commento lasciato deve avere.

Azioni inutili che non portano me, da nessuna parte (se non vicino all’esaurimento per star dietro a tutti), ne tanto meno il mio blog. Azioni che mi fanno venire solo voglia di esclamare a tutti: se il mondo dei blog di viaggi è questo, vi prego, non chiamatemi travel blogger!

Ne ho mai partecipato?

Sì che l’ho fatto. Ho sempre pensato che l’unico modo per capire e per farsi un’opinione fosse provare. Che l’unico modo per imparare, fosse sbagliare. Ho partecipato a gruppi Instagram di scambio like, ho partecipato a gruppi Facebook dai quali sono scappata dopo aver letto qualche post. Si, ho anche usato un software per Instagram e ne sto ancora pagando le conseguenze. Tutti utenti unitili che ho eliminato. Le richieste di partecipare a gruppi, soprattutto instagram, sono all’ordine del giorno, ma io mi taglio completamente fuori con un semplice “no grazie”. Non immagini quanto sia liberatorio!

non chiamatemi travel blogger
Richiesta di partecipare ad un gruppo instagram

Per il mio blog voglio il meglio e tutte queste “tecniche” non lo sono.

Voglio essere trovata da utenti realmente interessati al mio lavoro e dissociarmi da tutti questi Travel Blogger (o presunti tale) che vanno avanti principalmente perché si supportano a vicenda.

Voglio utenti, ma soprattutto persone, che abbiano un’idea propria. Che non pensino “Interessanti le cose che scrive sul blog” per poi andare sulla pagina Facebook e dire: “Ok però ha pochi mi piace, allora vuol dire che non è brava”. Io non voglio la massa di utenti disinteressanti. Io non voglio la massa. La massa non mi piace. Io voglio l’uno su un milione (vabbè, anche un centinaio su un milione. Mi accontento dai 😂). Qualcuno che apprezzi quello che scrivo, che si fidi di quello che scrivo e si sappia emozionare dei miei racconti, della magia dell’aurora boreale, dei bambini di Zanzibar o del fascino della Lapponia

Per tutti questi motivi: no grazie, non chiamatemi travel blogger, per favore. Sono solo una ragazza incapace di mangiare la pizza a portafoglio, che da qualche consiglio di viaggio e cerca di trasmettere emozioni, scrivendo di viaggi.

Non chiamatemi travel blogger

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Fondatrice del blog Sarà Perchè Viaggio. Amante della Norvegia e aurora boreale dipendente. La mia vita ruota attorno a 3 cose: esplorare, sognare e scrivere.

4 Comments

  • Arianna

    Cara Eleonora,
    Ho capito ciò che provi e in parte condivido, chi ama viaggiare e ama scrivere lo fa per proprio piacere, con uno spirito di condivisione genuina non dettata dalla ricerca assoluta del consenso.
    Penso però che i social consentono di conoscere nuove persone, starà a noi entrare in sintonia con chi è in linea con il nostro pensiero e attitudine. Fai bene quindi a fare ciò che ti senti senza condizionamenti eccessivi da questo difficile mondo social 😘

    • Eleonora Ongaro

      Ciao Arianna! Grazie per aver condiviso il tuo pensiero 😊 Innanzitutto mi fa davvero piacere che in parte tu condivida! Sono assolutamente d’accordo con te sulla questione social, ed in effetti è quello che faccio e continuerò a fare (a meno che prenda una botta bella forte in testa)! Sono un po’ una sognatrice, ma fare quello che mi va senza condizionamenti, mi fa stare incredibilmente bene e di conseguenza scrivere meglio 😊 a presto!

  • Elisa

    Ciao Eleonora,
    condivido moltissimo di questo post, io stessa mi sono trovata di recente a pensare e a scrivere molte di queste considerazioni.
    Purtroppo il meccanismo dei social ci porta a dover essere almeno un po’ presenti per spingere un blog a crescere, anche se, come te, non amo affatto questi strumenti e trovo che richiedano una mole di tempo decisamente eccessiva per i miei gusti. Quindi, come te, sto tornando sui miei passi e cercando di ritagliare più tempo per migliorare il blog, e i social li curo senza diventar matta.
    Di fatto però se non fosse per i social (e anche per i gruppi) non avrei conosciuto molte blogger secondo me molto brave e valide.
    Certo, chi scrive su un blog non deve puntare alle attività di gruppo come unico strumento per farsi conoscere però se fatto con ponderazione e criterio (non aderire a TUTTE le attività solo perché si “deve”), in fin dei conti è un modo per fare anche un po’ di networking.

    • Eleonora Ongaro

      Ciao Elisa, grazie per aver condiviso il tuo pensiero! 😊 Certo, i social sono importanti sia per far crescere un blog, che per socializzare. Non ho scritto di non usarlo, semplicemente faccio volentieri a meno di farlo mentre sono in viaggio. Sai anche tu quanto tempo ci vuole e, per me, il tempo in viaggio è troppo prezioso. Se mai pubblico qualcosa proprio a tempo perso, magari mente aspetto o semplicemente al ritorno. Esatto! Quello che voglio fare io è dedicare il mio tempo al blog. I social sono solo una conseguenza!
      Per quanto riguarda i gruppi, invece, purtroppo la vedo diversamente da te. Fai bene a farlo con ponderazione se trovi sia un ottimo modo per fare networking! A presto 😊

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