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Cambiare vita è una scelta. Per qualcuno folle, per qualcun altro impossibile e per qualcuno altro ancora, necessaria. È la necessità di farlo, che scatta dentro chi decide di mollare tutto e partire. È una sensazione strana, vagamente simile alle farfalle nello stomaco, ma molto più elettrizzante. Certamente mettere in discussione tutto ciò che si è creato nel corso degli anni, può sembrare una scelta folle. Ma come mi ha detto Giulia: “Quando il cuore chiama, non si può far finta di niente”. Cambiare vita a 30 anni è una scelta consapevole, ma possibile.

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La storia di Giulia e Ale

Quando ho chiesto ai ragazzi di Ti Porto Via Con Me di raccontarmi la loro storia, sapevo che sarebbe stata una di quelle che piacciono a me. La loro è stata una scelta consapevole, non un colpo di testa di due ragazzini poco cresciuti: cambiare vita a 30 anni non è qualcosa che si sente tutti i giorni. Giulia e Ale alla soglia dei loro 34 anni avevano una vita perfetta, o meglio, “giusta”. Una di quelle che i genitori sognano per i propri figli: due contratti a tempo indeterminato, 2 case e la passione per i viaggi, che potevano coltivare ad ogni weekend.

Poi si sono incontrati. 

Come raccontavo nell’articolo mollare tutto e partire, spesso è un viaggio che fa scattare la scintilla. È un viaggio che ti accende il fuoco dentro. Uscire dalla quotidianità, spesso, ti può salvare e tirar fuori proprio da ciò che ogni singolo giorno della tua vita hai dato per scontato. A tutto questo aggiungi il fatto che Giulia ed Ale oltre ad aver fatto un viaggio, si sono anche innamorati, ed immagina che bel casino hanno messo in piedi (nel senso più positivo possibile del termine).

A loro è bastato un weekend.

Si sono conosciuti durante un weekend a Londra organizzato da un’agenzia di viaggi e dopo qualche mese è scattata la scintilla. Entrambi classe ’84 e con il gene wanderlust nel DNA, hanno capito subito che il loro incontro avrebbe portato ad un cambiamento speciale. Ad agosto 2019 le loro vite sono cambiate per sempre. Hanno deciso di partire per un viaggio solo andata per l’Asia.

Cosa li ha spinti a cambiare vita a 30 anni e partire?

Quando a 34 anni si sono conosciuti avevano entrambi il sogno di cambiare vita. Ma certamente, non siamo abituati a considerare i sogni come qualcosa che si può realizzare. 

Sono solo sogni, dopotutto, no? 

No, non per Giulia ed Ale, almeno. Non erano più soddisfatti della vita che stavano facendo. Non erano felici e si sentivano come dei criceti in gabbia. Erano stanchi di quella vita. Non si rispecchiavano più nella Giulia ed Ale che timbravano il cartellino ogni mattina: erano determinati ad uscire dalla strada battuta. Avevano capito che era possibile e l’hanno fatto. Dimissioni, scatoloni, una grande consapevolezza ed un biglietto di sola andata per l’Asia. Ecco cosa è servito a Giulia ed Ale per cambiare vita.

La parte più difficile? Far capire a chi gli stava intorno, la loro scelta.

“Non è stato facile far capire a chi ci sta attorno che il percorso laurea, lavoro a tempo indeterminato, casa, matrimonio, figli non è adatto a tutti, o comunque che non per tutti avviene in modo così lineare e con tempi stabiliti.” Dice Giulia. Poi prosegue: “Avevamo due lavori a tempo indeterminato, ci siamo trovati e innamorati e tutti si aspettavano che saremmo andati a vivere insieme e avremmo continuato le nostre vite come prima. Far digerire una scelta “inusuale” e all’insegna dell’incertezza non è stato facile. Ma ora, vedendo che siamo felici, ci appoggiano e sono felici per noi.”

Cambiare vita a 30 anni

Cambiare a vita a 30 anni è stato un vantaggio per Giulia ed Ale. Una scelta più consapevole. Hanno sperimentato sulla loro pelle un percorso e sono partiti certi che quella non fosse la loro strada. Partire con qualche anno di lavoro alle spalle, gli ha permesso di avere qualche risparmio, in modo da avere un po’ di margine prima di trovare un nuovo lavoro.

Giulia è una ragazza con l’India nel cuore. Un amore incondizionato per quella terra e quel popolo nato nel 2010, che da allora considera la sua seconda casa.

Ale ci insegna che il bambino che vive dentro ognuno di noi, merita la nostra attenzione. Anche lui viaggiatore incallito, tanto che da piccolo sognava di fare l’esploratore. 

Beh ci è andato vicino!

Tiportoviaconme: il loro progetto

Quando ho chiesto loro di raccontarmi come hanno scelto il nome del loro blog “Ti porto via con me” avevo nella testa una vocina che cantava a squarciagola la canzona di Jova “Ti porto via con meeeeeeeeeeeee, in questa notte fantasticaaaaaaaaaa”. Quindi, non potevo che chiedere loro il motivo di quella scelta.

“Ehehe il Jova è sempre il Jova. Il nome del blog e dei nostri canali social arriva proprio da una notte fantastica con la canzone di Lorenzo che faceva da sottofondo al nostro incontro galeotto (ho scoperto poi nel tempo che Ale non aveva scelto a caso la scaletta da farmi ascoltare).” Dice Giulia. “È la nostra canzone, quella che rappresenta la nostra scelta e non potevamo scegliere nome diverso.”

Sette mesi, cinque in lockdown in India

Nulla era previsto, né l’India né tantomeno una pandemia mondiale durante il loro viaggio. Questo ha insegnato loro che pensare di avere il controllo sulla propria vita è un’utopia. Da oggi a domani può stravolgersi tutto. È inutile passare tutto il tempo a programmare e pensare solo al futuro, ad aspettare il momento giusto per fare qualcosa, perché come abbiamo visto con il Coronavirus, può cambiare tutto. Ma tutto tutto tutto, proprio.

 

Il loro viaggio non è finito e probabilmente non finirà fino a quando non saranno riusciti a vivere una vita che li rappresenti appieno (come diceva Tiziano Terzani).

“La vita è una e non vale la pena passarla infelici. Per questo a Giulia e Ale di un anno fa diremmo che hanno fatto la scelta migliore che potessero fare.”

Seguili su Instagram e sul loro blog.

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